novembre 24, 2009 03:04

Recidiva

recidivo [re-ci-dì-vo] agg., s.
  • agg.

  • 1 dir. Che commette un reato per il quale è già stato condannato

  • 2 estens. Che ricade nello stesso errore SIN incorreggibile: ubriacone r.

  • 3 med. Colpito da una malattia già avuta precedentemente; riferito a malattia, che si ripresenta a distanza di tempo: tosse r....

 
Perseverare è diabolico dicono i latini, in seguito a ripetuti errori. E' vero anche che chi non fa, chi non si butta non sbaglia mai. E ancora che dagli errori si dovrebbe poter trarre degli insegnamenti... allora come mai mi sento così stupida a cadere sempre nella stessa tipologia di errori o meglio nello stessa tipologia di non rapporti. Quel genere di relazione interpersonale in cui uno dei due (di solito l'altra persona, lui) mette le mani avanti su cosa è, su cosa può darti o non darti, stabilisce insomma i paletti, le limitazioni del (non) rapporto senza definirlo. D'accordo il lessico è l'ultima delle preoccupazioni. è importante fino a un certo punto. E' importante soprattutto, credo, per come presentarsi ad altri. Di solito il discorso di introduzione viene preso, dalla mia parte, come discorso generico, frasi modello costruite come con lo  stampino, un discorso per le eventualità, non certo per le situazioni in essere, per qualcosa che c'è già. Errore mio, ho dato per scontato. Errore suo, pensava di essersi spiegato. Situazioni stancanti, logoranti per la mia salute mentale. E sinceramente mi basta la burocrazia per farmi male da sola. Un mio amico mi ha appena ricordato che il problema sono le aspetttaive, più alte sono, più è facile che siano deluse. Colpa anche del tempo,  non nel senso meteorologico ma di quegli attimi per costruirsi film e farsi inutili seghe mentali.

leciram
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ottobre 26, 2009 02:05

Milano - Barcelona

Qualche giorno fa, leggevo sul giornale (free press as usual) che secondo il Global City Report 2009, indagine internazionale promossa da Generali Immobiliare Italia e da Scenari Immobiliari la città ideale dove nascere è Stoccolma, Berlino dove trascorrere la giovinezza e invecchiare a Barcellona. Sempre secondo la mappatura europea, Roma è la città ideale per vivere, Londra per lavorare e Parigi per divertirsi. Milano, la mia città, è riconosciuta come metropoli del terziario che sta investendo sulla cultura e incrementando teatri e cinema.
Discutibile alcuni risultati, Milano e Barcelona ad esempio.
Scrivo Barcelona con una sola elle, pronunciandola come la direbbero i Catalanes. Ho pranzato a la playa con un bocadillo de hamburguesa y queso, passeggiato per le ramblas dopo aver girato distrattamente per Barceloneta, mangiato la macedonia della Boqueria e visto la Sagrada. Mi è sembrata una città ideale per tutti, non solo per la terza età. Per cominciare è una città che conserva alcuni aspetti caratteristici come il quartiere dei marinai,  Barceloneta, case basse, esercizi pubblici che vendono cose di vario genere al dettaglio, assaggini tapas dai bar e purtroppo odore di fognatura per le strade. E' una metropoli coperta per tutta la sua estensione da cinque linee della metropolitana e con orari di funzionamento che Milano e la gestione ATM non si sogna manco di fare (e anzi, gongolandosi con le sue pubblicità ambigue di aver prolungato l'orario il sabato sera e di aver attivato il servizio del Radio Bus come mezzo sotitutivo nelle ore serali/notturne -fino alle due del mattino tanto per farmi ridere amaro- facendoti pagare due euro in più con un abbonamento o un biglietto urbano ATM  il biglietto acquistato a bordo anziché in edicola -€1,50- introvabile). I mezzi pubblici significano una città viva. Milano muore esattamente quando l'ATM termina il suo servizio.
L'idea iniziale era quella di prendere un volo low cost della Ryan Air, portarsi un telo, prendere il sole alla spiaggia e tornare a casa la sera. Era un'idea di quest'estate, cose da pazzi. Fino a un certo punto, se penso che ci sono moltissime persone che prendono e se ne vanno a fare una giornata al mare in Liguria, un giorno per sciare, e così via. L'anno scorso, era stata una giornata a Roma per festeggiare un compleanno.
Attuata solamente adesso, ad autunno inoltrato, il progetto ha preso dimensioni diverse. Stancante. Un tour de force ma bello per me che non c'ero mai stata. Un'interrogativa la partenza, il permesso dal lavoro è arrivato a soli due giorni dal "giro" turistico. Il contratto è stato appena rinnovato e i giorni di permesso/ferie non ancora comunicati. Per otto euro andata e ritorno, c'era poco da preoccuparsi, ma colleghi più navigati mi hanno suggerito di prendermi un giorno di malattia. Ecco che arriva uno di quei momenti di dilemma etico: perché devo dichiarare di essere ammalata se ammalata non sono. E se mi mandassero il medico fiscale? Sfigata come sono in alcuni momenti, poteva succedere. Non posso pensare di premeditare una truffa seppur in misure limitate e pensare di farla franca. Il check in per i cittadini non UE è un controllo in fin dei conti  fatto sommariamente, a Orio viene controllato il passaporto e il pds, cosa che a Girona non è stata fatta... il che mi fa pensare che se fossi un'illegale che vive attualmente in Spagna potrei tranquillamente entrate indisturbata in Italia attraverso gli aeroporti secondari. Dilemma etico numero due: perch mi sento truffata se non mi è stato controllato a fondo un documento come il pds? Per dirla finimente? Ci sono vulti tantissimi sbattimenti per avere questo documeto in mano e poterlo esibire, avere autorità che lo possono controllare darebbe un senso a tutta l'energia e tempo investiti per ottenerlo. E' come quando sono stata a Venezia e ho preso un biglietto cumulativo per poter prendere diversi traghetti per spostarmi da un'isola all'altra e nessun conrollore ha mai chiesto di poter vedere il biglietto. Mi è stato dato un servizio, ho pagato quel servizio e anziché essere contenta per il servizio ricevuto e il fastidio toltomi del non controllo puntando sulla mia buona educazione e sul benificio del dubbio, mi sento truffata. Mi sentivo truffata perché aveva iniziato a balenarmi in testa l'idea che potevo anche viaggiare aggratisse perché tanto... insomma per farla breve è paradossale. Arrivare a pensare di essere stati truffati perché per buona fede o per pigrizia dei controllori, sentirsi truffati perché si viene concesso una maggiore libertà di agire e avere ricevuto fiducia. Voi, come lo chiamate?
leciram
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ottobre 05, 2009 02:14

Sez

Il tuo marchio di fabbrica è la paranoia. Proprio non riesci a farne a meno. Sei sul treno. Non sopporti la durata del tragitto anche se la strada che stai percorrendo non è tanta. Vorresti portare avanti i minuti come quando aggiorni gli orologi per l'ora solare. Vorresti precorrere il tempo per chiarire, ripeterlo per capire, rallentarlo o fermarlo nel momento opportuno. Sai che non hai fatto niente di sbagliato ma sei in dubbio se hai mancato di fare qualcosa. Le ragazze che sghignazzano per le foto di una rivista ti sono insopportabili. Appenderesti al muro quelli che conversano ad alta voce al telefono cellulare per averti reso partecipe alla loro quotidianità. Ti chiedi se quello che hai mancato di fare sia così grave o irrecuperabile. Ti chiedi se era la mancanza di cibo come filtro alla birra la causa concatenante. Ti fai domande inutili. Non accetti frasi dettate dallo sfinimento che hai arrecato. Ti convinci per un attimo che non potete litigare per bene neanche nella stessa lingua e che se non riesci a dire almeno cinquei frasi di senso compiuto senza essere fraintesa sia un po' come dare ragione a quella megera che parla di "non mischiare le razze".
leciram
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ottobre 01, 2009 00:01

Strano

Ora no, ma mi sembrerà così strano non vedere il mese di settembre nell'archivio del mio blog. Trascurato, quasi abbandonato, qualche spiraglio, o meglio, rantolo vitale a luglio e ad agosto. Niente di più.
Una anno fa, più o meno in questo periodo entravo a far parte di un ambiente lavorativo che mi metteva un po' a disagio ma che ora mi porta così tante storie, stramberie da condividere con gli amici. Potrò ancora farlo a quanto pare (per altri nove mesi). A più di dieci anni dal diploma sono ancora qui che ringrazio per avere un contratto a tempo determinato, un CIL, un contratto di inserimento lavoro nei miei primi "-enta". E' un po' triste gioire per una cosa dal genere, ma tant'è che ne sono felice. Lavoro. E questo basta. Mi sveglio presto, faccio un lungo viaggio per raggiungere la sede del lavoro. Faccio le mie poche ore di part time. Torno a Milano. Mangio una cosa al volo e vado al secondo lavoro. Da questa quotidianità, si apprezzano i giorni di ferie passate nella lussureggiante Milano, i colleghi che ti fanno le feste per il contrattio prorogato, gli altrettanti colleghi che hanno cerctao di piazzarti il CV prima della riconvocazione,sempre gli stessi colleghi che hanno pensato a te e ai tuoi cari sentendo notizie tragiche, i pranzi solitari al parco, nuovi amici che al tuo passaggio ti danno il buongiorno e la buona serata (tante sono le ore di lavoro o la presenza almeno al lavoro).  Settembre è stato un bel mese, si ricomincia tutto come gli scolari iniziano l'anno scolastico. L'afa è sostituita dal tepore avvolgente, la città si ripopola, il blog si rispolvera (pc permettendo)
leciram
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agosto 31, 2009 13:08

Agosto: aperto per ferie

wip
leciram
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